C’è questo bel libro, lo scorso fine settimana stavo leggendo sul divano, non troppo compostamente raccolto nell’angolo vicino alla finestra e insomma quella finestra è rivolta a nord ed era pomeriggio ed entrava tanta di quella luce che pareva che fuori, oltre il davanzale ed invisibile alla vista, un nano munito di badile si desse da fare per scaraventare in casa tutta quella che gli riusciva di inforcare. Bé questa luce incontrava uno spigolo del libro che tenevo sollevato con la sola sinistra e aperto per il pollice premuto fra le pagine, cosa che faccio sempre finché non sopravviene il solito formicolio, oppure finché non si fa ora di voltare pagina, dicevo lo spigolo del libro, per effetto della luce, proiettava un ombra triangolare e viola sul mio braccio, viola, e quando l’ho vista ho pensato che un giorno o l’altro dopo morto tutta la mia pelle avrebbe avuto quel colore, per una cosa di sangue immobile credo, e che quindi, in qualche modo, stavo festeggiando il compleanno di quel giorno a venire.

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Si dice sempre che la buona scrittura deve essere “asciutta”, “secca”, “essenziale” e “scarna”. Ora a parte il fatto che tutto questo rende il processo di revisione di un testo pericolosamente simile alla mummificazione, trovo in molte delle cose che leggo come un eccesso di entusiasmo da parte degli autori nell’ossequiare questa indicazione. Mi spiego, è vero che sarebbe il caso di usare solo le parole che servono ad esprimere la nostra idea e non una di più, ma a me pare che talvolta si esageri, e pur di usarne poche, di apparire misteriosi ed anodini, si rinunci all’idea stessa – che non è necessariamente e sarebbe il caso non fosse mai qualche verità astratta su come sarebbe il caso di stare al mondo per avere successo, ma un semplice evento drammatico – ecco, questa cosa ingombrante, alle volte tocca proprio girarle attorno, c’è poco da fare, destinarle la propria fatica, darci dentro di virgola, punti, punti e virgola, con un conseguente diluvio di parole, quelle puttanelle. Embé?

Tom Morgan, Separare due cuori con una virgola. Denver, 1957.